Riflessioni a pagìn

Appunti e velleità artistiche da dove non batte il sole.

Giu 26

Playlist non per adesso

  1. Tu e Io - PGR
  2. Bianca - Afterhours
  3. Modì - V.Caposella
  4. Annarella - CCCP
  5. That’s only love can break your hearth - Neil Young
  6. Nuotando nell’aria - Marlene Kuntz
  7. Love will tear us apart - Joy Division
  8.  Ma che buffa che sei  - Piero Ciampi
  9. E ti vengo a cercare - F.Battiato
  10. Se ti tagliassero a pezzetti - F.DeAndrè
  11. Musa - MArlene Kuntz
  12. Candidosi - Le luci della Centrale Elettrica
  13. Verranno a chiederti del nostro amore - F. DeAndrè


Giu 16

Questa città non ci morirà tra le braccia

Da questa città dicevi, dobbiamo andarcene entrambi, soprattutto io. Dicevi, un miliardo di bar, bar dappertutto, e camminando verso casa mia ero così allegro che ero sorpreso. La città era desertica e non ci ricordavamo dove avevamo parcheggiato la nostra astronave coi pneumatici lisci. Ti ricordi le sportellate sul cuore? di certi cieli bianchi sproporzionati, e i tuoi occhi come certi cieli, neri, come i nostri vestiti e dalla finestra del tredicesimo piano della casa popolare dove si è trasferita tua madre si vede tutta Ferrara, dal castello al grattacielo e l’insegna luminosa dell’ipercoop che ci illumina la finestra come fossimo a Las Vegas. E poi ci troveremo come le star nei peggiori bar a lavorare o nell autogrill di Ferrara Nord a dormire e il treno regionale per Bologna sembrava la transiberiana, e tutti morivano sulla superstrada per il mare.

Ci cadevano in testa le stelle inchiodate male, chissà quando tornerà l’estate di tre anni fa, a cercare col metal detector le catenine e i desideri sulle spiagge. E gli stessi tragitti, i cortei nei corridoi della casa dei tuoi genitori e le bici rubate le coloreremo ancora di verde militare. Questa città non ci morirà tra le braccia.


Giu 13

Da Facebook parte la nuova politica

Non sono particolarmente entusiasta del fatto che sia stato raggiunto un quorum su un referendum, nè tantomeno delle percentuali bulgare raggiunte, in particolare su tematiche difficilissime e di grande padronanza tecnica come acqua e nucleare.C’è però un fattore nuovo e innovativo che andrà a segnare le stagioni politiche da oggi a chissà quando ancora nel futuro.

La vittoria dei sì, che non appariva certo scontata per gli analisti del settore, ha trovato linfa e propulsione sul web, un ambiente nuovo e inesplorato dalla politica italiana. Il prologo era andato in scena alle comunali a Milano, con la Moratti che, con un pessimo utilizzo del mezzo, si era ritrovata un incremento di nemici, con covo in rete. Era sufficiente avere un profilo su qualsiasi social network per venire investiti dall’ondata propagandistica del “sì”. Di qui al qualunquismo e alla moda dei votanti senza previa connessione al cervello il passo è breve. Ma nella democrazia dei numeri, lontana dalla gente e chiusa nel palazzo, quel che conta è il voto, anche se si riescono a sentire i fili del burattinaio che ci portano fino ai seggi per poi lasciarci soli. La fascia più colpita dal fenomeno sono senz’altro i giovani, quelli che appaiono come i più distanti dalla politica, ma che diametralmente sono i più vicini al mondo di internet.

L’importanza di certe pratiche, dalle community ai social network, tipiche del web 2.0 erano già state colte in altri paesi e lanciavano le loro avvisaglie da Egitto,Libia e Tunisia. Ultimo fenomeno, gli indignados della Puerta del Sol, contestatori molto politically correct in salsa spagnola, avevano usato un computer per radunarsi per la loro protesta. Un mio caro amico, anche se politicamente è su posizioni diverse dalle mie, e non è certo un politico in carriera o un opinionista di chissà che testata, mi ha detto una delle cose più intelligenti -e forse anche semplici- che si potessero far notare: “in Italia per cambiare tutto non mancano le braccia, da destra a sinistra il malcontento è molto diffuso, mancano le teste, chi coordina”. Oggi, con l’avvento di questo nuovo fattore, può essere stato fatto un passo avanti in questa direzione? O per lo meno che si sia dato uno strumento in più a questo grande coordinatore?

Brindare a questo quorum oggi equivale a festeggiare l’ingresso della tecnologia nella scena politica e civica. Chi deve convincere la gente deve capire che nella modernità la rete è un ambiente, virtuale si, ma frequentato da persone in carne ed ossa, che disconnesso l’avatar dal web, svolgono la loro mansioni di bravi elettori.


“L’unico status mentale, spirituale e talvolta necessariamente fisico, in cui si riesce ad ottenere un contatto con l’assoluto, dentro di sè o fuori di se stessi. Intendo la solitudine come scelta, non l’isolamento che è sinonimo di abbandono e quindi di una scelta operata dagli altri. Personalmente mi considero una minoranza di uno e spesso trovo nella solitudine il modo migliore, forse l’unico, per preservarmi da attacchi esterni tesi anche inconsapevolmente ad interrompere il filo dei pensieri o a disturbare le sempre più rare vertigini di qualche sogno. Aggiungo che riuscendo a vivere in solitudine, se ci si esime dall’essere condizionati dal ronzio collettivo, ci si esenta anche dal condizionare gli altri.” Fabrizio DeAndrè

Maggio 30

Playlist post incazzatura

  1.  Andate tutti Affanculo - Zen Circus
  2. Canzone della Tolleranza e dell’Amore universale - G. Canali e Rossofuoco
  3. God Save the Queen - Sex Pistols
  4. Povero Me - F. De Gregori
  5. The worst day by yesterday - Flogging Molly
  6. Via della Povertà - F. De Andrè
  7. L’estate paziente - Bandabardò
  8. Il Pugile - Brunori Sas
  9. Kids Will be Skeleton - Mogwai
  10. Bideo - Sir Oliver Skardy
  11. Curami - CCCP fedeli alla linea
  12. Precipito - Giorgio Canali e Rossofuoco


Maggio 23

Alle porte di Madrid - N.Hikmet

 Alle porte di Madrid - Nazim Hikmet (1937)

Non ascoltare le voci delle sfere dell’aldilà, 
né intrecciare nella trama delle righe ,
«poesie ermetiche» 
né cercare
con pazienza di orafo
rime graziose
e fini espressioni,
stasera, grazie al cielo, io sto più su.
di tutto ciò.

Stasera io
sono un cantastorie di strada.
La mia voce è semplice, senza artifici,
e tu
non puoi udire la mia canzone… 

E’ notte. 
Nevica.
Tu sei alle porte di Madrid.
Davanti a te hai l’armata dei nemici,
che è venuta per uccidere
tutto ciò che c’è di più bello:
la libertà,
il sogno,
la speranza
e i ragazzi.

E nevica. 
E forse, 
i tuoi piedi nudi gelano. 

Nevica…
Ed ecco, 
in quest’istante
che io penso a te con tutto il mio cuore,
forse
una pallottola spezzerà la tua vita
e per te non ci sarà più
neve
né vento
né notte
né giorno…

E nevica.
So
che anche prima di gridare
«No pasaran»
e di montare la guardia
alle porte di Madrid,
tu esistevi!

Chi eri,
di dove sei venuto?
Forse
dalle miniere delle Asturie?
Forse
una benda insanguinata sulla tua fronte
ha coperto
una ferita che ti sei presa al Nord?
Forse
sei tu quello che per ultimo
sparò nella notte che gli junker
bombardavano Bilbao?
O servivi come bracciante
nelle tenute di un qualche
conte Pernando Valesquero di Cortolon?
O avevi una botteguccia
alla Porta del Sole
e vendevi le frutta dai colori spagnoli?
Forse, non avevi alcun talento,
o forse avevi una bella voce?
O eri uno studente,
un futuro giurista,
e i tuoi libri
sotto i cingoli d’un carro armato italiano
son rimasti
nella città universitaria?
Forse non credevi in Dio,
e forse invece portavi una piccola croce di rame
a un cordino di seta?

Chi sei,
come ti chiami,
quanti anni hai?
Non ho visto la tua faccia,
e non la vedrò.

Forse
essa ricorda le facce di quelli
che batterono le bande di Kolciak in Siberia?
O, in qualche tratto,
tu ricordi coloro
che sono caduti
a Domlupinar ?

O somigli a Robespierre?
Non hai udito il mio nome,
e non l’udrai.

Tra noi due, fratello,
ci sono i mari e i monti,
e le mie maledette catene,
e le prescrizioni
del comitato di non intervento…
Non posso venire da te, 
non posso mandarti di qui
né una cassa di cartucce
né uova
né un paio di calze di lana…

So
che in questo gelo 
i tuoi piedi nudi, 
là, alle porte di Madrid,
come due bimbi
gelano al vento…

E so
che tutto ciò che in questo mondo
c’è di grande
e di bello,
tutto ciò che sarà fatto dagli uomini, 
tutta la Verità futura
e la Grandezza,
che io aspetto con tanta ansia nel cuore, 
tutto questo riluce nei tuoi occhi,
sentinella mia,
stanotte
alle porte di Madrid…

E so
che oggi non posso,
come non potei ieri
e non potrò domani,
fare nient’ altro
che pensare a te
e amarti


Maggio 22

21/05/11 Giovanni Lindo Ferretti @mamamia

Sito inglese di download. Girovago così a caso, non mi sento molto pirata. Categoria: Punk italiano. In cima alla lista con più download…I Dari. 

Lo shock è forte, ho bisogno di riprendermi e scelgo il concerto di Giovanni Lindo Ferretti al Mamamia. Ci accoglie un palco più che minimale,proprio spoglio e pochissima gente. Forse la nuova vita e la “crisi mistica” come la chiama un mio amico ha allontanato qualche fan. Forse qualcuno non riesce proprio a star di fronte al nuovo Ferretti. Una ventina di minuti di ritardo di rito e Giovanni Lindo Ferretti compare sul palco, assieme ad un violinista ed un chitarrista. Appare appena un pò invecchiato, forse più curvo, sotto il peso del tempo, che poi ti chiedi come avrà fatto in gioventù quest’uomo a scatenare tutta quell’energia da quel corpo così leggero. Mani nelle tasche, sembra pesare ogni gesto, ogni passo, le mani raramente escono alla scoperto e se lo fanno è soltanto è per tenere il microfono nei passaggi più accesi, o per tenersi tra loro nei momenti più intimi. Tutto sembra compassato, studiato, deciso e l’inizio brillante con i pezzi dei CSI non trae in inganno. Sembra che qualcuno abbia cucito una gabbia abbastanza stretta intorno al Ferretti, tale che non gli sia concesso di andare a piacere, secondo fantasia o coscienza. Tra una canzone e l’altra non dice una parola, abbozza una risata come massima espressione. I pezzi dei PGR sono i meno coinvolgenti, e l attenzione del pubblico cala, qualcuno esce a fumare, qualche vicino più adulto sentenzia che il Vecchio Ferretti (pre crisi Mistica) avrebbe “allagato il mamamia di sudore, altro che sta lagna”. Con “Barbaro”  Ferretti e i suoi musicisti escono, già un oretta di concerto e un 15 pezzi eseguiti. Ritorna in scena dopo pochi minuti e si lancia in un “M’importa na sega” riletto, come altri brani, in chiave elettronica. Il tutto è molto strano. La gente si sta chiaramente trattenendo dall’impulso di mettersi a ballare a pogare a cantare a sudare ed assiste come rapita alla performance di quello strano tipo che da solo riempie il palco vuoto del Mamamia. Sul finire, prima di andarsene,il lampo di genio: turbino veloce di occhi, tratto distintivo del Ferretti pre-crisi mistica, sguardo da pazzo, sorriso inspiegabile. Ossia quello che ci ha fatto amare Ferretti. Ora, probabilmente nei suoi appennini coi suoi cavalli e i suoi salmi, sarà veramente redento. Potrà leggere il Foglio, i libri di Ratzinger e votare chi vuole. Può essersi inglobato in una bolla per contenere in suo istinto, ma quello sguardo finale è la quintessenza di Ferretti. C’era più punk negli occhi di quel vecchietto mingherlino rasato che in tutte le chitarre rotte, le toppe e le creste di chi oggi si definisce punk.

Quando nei miei diciott’anni aspiravo davvero al “sogno tecnologico bolscevico” lui era già ventanni che lo aveva celebrato, fino a suonare l’inno dell’Urss in piazza Rossa a Mosca. Un giorno forse avrò quarant’anni e anche io mi ritirerò in montagna a pregare, ricordandomi che Ferretti, nell’ anno del Signore 2011, era già parecchio tempo che c’era arrivato.


Maggio 4

C’è gente strana in giro

http://www.adnkronos.com/IGN/News/Cronaca/Trattativa-mafia-Stato-Brusca-Riina-mi-fece-il-nome-di-Mancino-come-referente_311970399224.html Mangano, noto stalliere, era intermediario tra Mafia e stato, te pensa che giro c’è intorno alle corse di cavalli….


Maggio 3

Tipi da seminario #1

Seminario sul cyberpunk, aula c3 del magistero. Gli studenti si aspettano un clone di Jhonny Rotten. Entra un prof che avrà settanta anni, giacca e cravatta, parla lentamente, ogni tanto inserisce qualche parola inglese, procede tranquillo e pacato. Poi si alza, supera la cattedra e si notano ai piedi,sotto i pantaloni dall’impeccabile piega, un paio di converse slacciate. Punk is still live!


Apr 30

Ufficialità

Ho chiuso Facebook. Non so bene perchè. C’era qualcosa ultimamente in lui, ma soprattutto in me, che mi urta. Devo dire che quand è apparsa la finestra - il tuo profilo è stato cancellato - un pò mi è dispiaciuto. Tant’è.


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